Risarcimento danni e veicoli usati

Il risarcimento dei danni offerto dalle compagnie assicurative non supera, di solito, il valore che il veicolo danneggiato aveva prima del sinistro.

E’ corretto tale comportamento? Su quali argomentazioni giuridiche si basa?

L’art. 2058 cod. civ. prevede, com’è noto, che il danneggiato possa chiedere il risarcimento in forma specifica, qualora questo sia in tutto o in parte possibile.

La stessa norma prosegue tuttavia precisando che il risarcimento possa essere disposto solo “per equivalente”, laddove la reintegrazione in forma specifica risulti “eccessivamente onerosa” per il debitore.

Le compagnie assicurative implicitamente considerano “eccessivamente onerosa” un’eventuale riparazione del veicolo che costi più del valore che il veicolo stesso avrebbe avuto sul mercato prima del sinistro.

Secondo alcuni giudici di merito, questa prassi non può considerarsi corretta.

Il Giudice di Pace di Siracusa, con sentenza del 14 maggio 2004, n. 290 ha sottolineato come, in caso di richiesta di risarcimento dei danni materiali:

qualora il costo della riparazione sia superiore al valore del veicolo ante sinistro, la tesi dell’antieconomicità della riparazione va disattesa posto che il risarcimento in forma specifica ex art. 2058 c.c. trova l’unico limite nell’eccessiva onerosità per il debitore. Invero, l’immissione nel patrimonio del danneggiato di un valore economico maggiore alla differenza patrimoniale negativa cagionata dal fatto dannoso non può considerarsi di per sé inammissibile. Ciò discende dalla logica propria del risarcimento in forma specifica, che reintegra il valore d’uso e non quello di scambio“.

Analogamente il Tribunale di Rovigo, con sentenza del 18 novembre 2002, ha espresso il principio secondo cui:

il proprietario di un motoveicolo gravemente danneggiato in seguito a sinistro stradale può chiedere al danneggiante il risarcimento in forma specifica, ovvero l’importo della riparazione anche se più onerosa rispetto al valore di mercato del motoveicolo.

Anche il tribunale di Cremona, con sentenza del 21 maggio 2001, ha avuto modo di affermare che:

il proprietario dell’autovettura danneggiata dal fatto illecito altrui ha diritto all’integrale rimborso della somma spesa per la riparazione, anche allorché tale importo sia ampiamente superiore al valore del bene prima del danneggiamento, dovendosi escludere che il valore ante – sinistro rilevi ai fini del comma 2 dell’art. 2058 c.c.

Ed infine la Corte di Cassazione, con sentenza n. 2402/1998 ha puntualizzato che l’eccessiva onerosità di cui all’art. 2058, II comma, cod. civ., si verifica esclusivamente allorquando il costo delle riparazioni superinotevolmente il valore di mercato del veicolo.

Va anche sottolineato che il Giudice di Pace di Torino, con sentenza del 10 ottobre 1997, ha chiarito come, anche nella liquidazione del danno sulla base del valore del veicolo ante sinistro, l’ammontare dell’offerta di risarcimento andrà incrementata delle spese di demolizione del relitto e di immatricolazione di una nuova vettura detratto il valore presumibile del relitto medesimo.

In sintesi, se da una parte è presumibile che le compagnie continueranno a respingere richieste di risarcimento danni superiori al valore del veicolo ante sinistro, dall’altra sembrano aprirsi nuove prospettive per conseguire giudizialmente l’integrale corresponsione della somma necessaria per effettuare la riparazione.

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